Posso dirlo?

Le pubblicità al tempo della pandemia hanno rotto le balle.

Ecco.

Fino alla settimana scorsa era tutto un "grazie grazie siamo forti siamo grandi siamo vicini anche lontani" ed era la pubblicità della carta da c**o. Che uno si chiede: che ci fai vicino?! E' un momento privato! Via!

Adesso è tutto un "torniamo a vincere, a vivere, a correre, a inventare, a dipingere, a scolpire, a cantare e suonare". E alla fine è la pubblicità del prosciutto cotto. O degli assorbenti. O della carta da c**o di cui sopra.

Sinceramente sto rivalutando la pubblicità della nutella, con la sua famiglia zuccherosa, il figlio adolescente che parla ggiovane ed è king del brunch (e che da grande farà brainstorming e meeting per consolidare il target del brand: rovinato fin da piccolo), la figlia saccente che molto probabilmente suona il sax, e la mamma che non fa altro che aprire stipetti ingolfati di barattoli di nutella e sorridere, e il padre ... no, il padre è dimenticabile.

E nonostante tutto in questi giorni l'apprezzo, perché è normale. Perché non c'è musica epica, non ci sono slow motion che Michael Bay scostati, e immagini stock così generiche che potresti mischiare tutte quelle pubblicità e non vedresti differenze.

Io anelo la pubblicità della nutella!

Voglio dire: non mi piace nemmeno la nutella, ma potrei anche uscire adesso e comperarne un barattolo!

Speriamo che questa cosa passi il più presto possibile, da tornare ai nostri omini bianchi, brave Giovanna e simili.